Storia:
lo sviluppo della “lega etrusca” tra le città-stato dell’Etruria durante il periodo arcaico (circa 580-480 a.C.) è culminato con l’egemonia delle Dodecapoli. Questo periodo vide trasformazioni sociali e politiche significative, come la cacciata di Tarquinio il Superbo a Roma nel 509 a.C. e la fine della tirannide ad Atene tra il 510 e il 507 a.C.

In Etruria settentrionale e padana iniziò un processo di infrastrutturazione dei territori interni, migliorando le vie esistenti e creando nuovi collegamenti tra il Mar Tirreno e l’Adriatico. Un elemento chiave fu la costruzione della “Via del Ferro“, che collegava Pisa a Spina.
Gli scavi a Capannori nel 2004 hanno confermato l’esistenza e l’uso di questa strada tra il VI e il IV secolo a.C. La via etrusca del Frizzone, scoperta nel 2004, era progettata per il trasporto di merci pesanti, evidenziato dai profondi solchi lasciati dai carri. Costruita solidamente e larga abbastanza per due carri, collegava gli scali elbani al porto di Pisa.
Gli scavi a Gonfienti (Prato) hanno rivelato un importante emporio etrusco collegato dalla via transappenninica, sottolineando l’eccellenza economica e politica degli Etruschi. Gonfienti divenne un centro di produzione metallurgica con infrastrutture avanzate. L’espansione etrusca oltre l’Arno nel VI secolo a.C. creò un corridoio viario sicuro tra le valli cispadane e la Tuscia interna, ma successivamente il territorio fu invaso dai Galli, segnando l’inizio della conquista romana. Le bonifiche etrusche nella Val di Marina resero la zona fertile e navigabile, nonostante le successive esondazioni e interventi umani.

L’area dell’Interporto della Toscana ha rivelato una via glareata collegata alla via del ferro, influenzando la disposizione viaria di Gonfi enti. Nel IV secolo a.C. i Celti invasero i territori etruschi, portando alla sovrapposizione delle culture celtiche ed etrusche. La via transappenninica, già utilizzata dagli Etruschi, fu riutilizzata dai Celti e successivamente dai Romani. Gonfienti, con il suo sito archeologico, conserva importanti tracce della civiltà etrusca, ma richiede ulteriori ricerche per comprendere appieno la sua estensione e importanza storica.

Attualità:
Nel 2008, Marco Parlanti, primo ideatore e fi gura fondamentale per il progetto del Cammino della Via del Ferro, insieme a Gianfranco Bracci, Aldo Geri e Claudio Calastri, ha studiato e percorso una parte della via, purtroppo non più praticabile a causa del dissesto idrogeologico, delle frane e delle alluvioni, soprattutto nella parte toscana.
Grazie all’aiuto prezioso dei moltissimi collaboratori abbiamo lavorato per ripristinare l’intero percorso dalla parte toscana. Nel frattempo, la parte in Emilia Romagna è stata completamente rinnovata, grazie alla creazione di nuovi percorsi.

Non si tratta di sentieri, ma di stradelli percorribili anche a cavallo, che collegano nuovi e inediti siti archeologici, offrendo ai visitatori un’esperienza unica e avvincente.

La strada, rimasta miracolosamente conservata dal limo di un antico lago, è larga al massimo sette metri, ha una sottostante preparazione edilizia che anticipa di secoli quella delle consolari romane e vi sono rimaste ben impresse le “rotaie” , profonde anche 3-4 centimetri, lasciate dal continuo passaggio di carri chiaramente appesantiti dal tipo di carico. Ve ne potevano passare ben tre contemporaneamente e questo particolare dimostra l’importanza di tale viabilità.

carro a quattro ruote etrusco, detto “pilentum”

Conclusione

Fino al 2004 si pensava che gli Etruschi avessero strade selciate solo in zone urbane o collegate ad esse (necropoli, porti annessi a città, ecc.). Per le loro direttrici extraurbane si era convinti che fossero sostanzialmente in terra battuta o scavate nel tufo (vie cave della Tuscia).
Quindi la scoperta della strada di Capannori appare subito rivoluzionaria ed eclatante.


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